Il sogno

Da questo articolo nasce un “angolo degli scrittori” con l’intento di dare spazio al talento che alcuni concittadini esprimono nella scrittura: alcuni hanno pubblicato anche dei libri che hanno avuto un discreto successo, romanzi, poesie… Pubblicheremo racconti brevi, poesie, recensioni o piccole interviste.

Cogliamo l’occasione per ricordare Giancarlo Piubelli, scomparso da pochi mesi, già presidente del CAI negli anni ‘80-’90, che recentemente aveva pubblicato per OAK edizioni “L’albero delle ciliegie” dedicato all’amata montagna e presentato alla sala Carena in occasione di “Cumiana letteraria” 2015.

Apre la rassegna un racconto di Gabriele Salusso.


Scesi trafelato dal tassì, correndo subito nella stazione. Gettai un attimo uno sguardo all’orologio che portavo al polso. “Due minuti di ritardo. Forse ce la faccio a prenderlo” pensai tra me, e correndo raggiunsi la biglietteria. Richiesto il biglietto, la breve attesa per averlo mi sembrò eterna. Ricevuto il titolo di viaggio, mi fiondai di corsa verso il binario da cui sarebbe partito il mio treno. Il treno era già in movimento, e accelerava sempre più ogni secondo che passava. Lo inseguii, cercando di saltare in qualche porta aperta, ma non ci riuscii, e non mi rimase altro che osservare il treno che, come un quadrello di balestra, avanzava velocemente sui binari. Mestamente, ritornai alla biglietteria, per chiedere a che ora sarebbe passato il treno successivo, ma la trovai chiusa. Girai per tutta la stazione alla ricerca di qualcuno che potesse darmi un’informazione, ma non vidi anima viva. La stazione era deserta. Vuota. Come se non fosse mai stata frequentata. Gironzolai ancora per un’ora o due, finché non vidi, seduto su di una panchina, un anziano capostazione, riconoscibile dalla divisa, dal cappello e dal fischietto. Mi avvicinai e gli chiesi: «Mi scusi, potrei avere un’informazione? A che ora passa il prossimo treno sul binario 3?». Il vecchio mi fissò un attimo, poi, invitandomi a sedere con un cenno, rispose: «Mah, non saprei… tra qualche mese, tra qualche anno, su un altro binario arriverà un treno per lei». Basito, replicai: «Mi scusi,credo di non essermi spiegato: io vorrei sapere a che ora passa il prossimo treno per il binario 3». «Lei non ha capito che luogo è questo, vero?» mi chiese tranquillamente il capostazione. «Sì» risposi «Questa è una stazione ferroviaria». L’uomo rise, poi disse: «Questa è la stazione del suo cuore. Il treno che lei ha perso è un perduto amore. Ne passerà un altro, certo, ma su un altro binario. L’amore è un treno che non passa più, ed una volta perso non ritorna più» e, messo in bocca il fischietto, vi soffiò un lungo fischio. In quella fui svegliato dal suono della sveglia.

21/05/2014