Ricordando il Jazzit Fest

LETTERA APERTA AGLI AMICI CUMIANESI

Cari amici cumianesi,
farò difficoltà a comunicare le tante e profonde emozioni provate ieri sera, a Cumiana, in occasione dell’incontro civico in ricordo del Jazzit Fest#4.
Vedervi così tanti, felici, orgogliosi, emozionati e raccolti nel vostro teatro cittadino attorno a un’esperienza di ‘coesione sociale’ è stata una delle più forti esperienze umane, e professionali, provate in vita, e che mi rimanda alla memoria ciò che accadde a Collescipoli, sede delle prime edizioni del Jazzit Fest, quando tutta la comunità locale promosse spontaneamente una festa a sorpresa per rivivere assieme il ricordo dell’esperienza.

La quarta edizione itinerante del Jazzit Fest, promossa da voi, a Cumiana, in questo straordinario piccolo centro urbano piemontese, ha significato rimettermi in discussione, allargare le prospettive e alzare il rischio del fallimento: perché ci eravamo impegnati a considerare il Jazzit Fest come un ‘evento pedagogico’, ovvero uno strumento di ‘accensione e coesione civica’ destinato a cambiare abitudini [penso al traffico], a fare inclusione sociale con l’arte e la creatività [ovvero ospitare nelle vostre case almeno trecento musicisti], a stimolare rigenerazione urbana e ad alimentare un programma di turismo culturale [con guide locali, trekking paesaggistiche laboratori artigianali, enogastronomici e di storytelling]. E tutto questo, magicamente, e in tutta la sua forte e chiara bellezza, si è manifestato.

E tutto questo senza far uso di contributi pubblici e a strumenti di comunicazione tradizionali [locandine, poster, spot,etc] ma affidandoci esclusivamente ai nostri valori e a un’idea di solidarietà e compartecipazione diffusa.

Abbiamo vissuto e operato assieme per circa sei mesi, fianco a fianco, e il vostro esempio di lealtà e solidarietà sarà sempre uno stimolo umano e intellettuale.

Grazie a voi sono maturato, sono migliorato, e ho compreso appieno il valore semantico di parole quali cultura [che è participio futuro], comunità locale [che significa persone legate da un sentimento di partecipazione a un territorio], bene comune [che è patrimonio ma anche talento, storie, tradizioni e valori], civiltà [che significa educazione, lealtà, solidarietà e ospitalità] e turismo culturale [che significa viaggio di conoscenza costruito da, e per, i cittadini].

Questo evento ci ha permesso di riguardare assieme fotografie e video, per ricordare aneddoti e per non scordarci mai che il futuro ci appartiene sempre; e che non c’è niente di ineludibile; e che occorre partecipare alla ‘cosa civica’ per avviare un percorso di sviluppo locale che sia sostenibile e giusto.

E abbiamo compreso appieno che la cultura non è un patrimonio, un bene o un evento; ma una visione di futuro.

Vi chiedo una cortesia, dal più profondo del cuore: fate in modo di non disperdere questo patrimonio di civiltà che avete manifestato in occasione del Jazzit Fest e consegnate ai vostri figli, e ai vostri nipoti, l’idea che il futuro c’è, esiste, ma affinché sia pieno e positivo, deve essere riempito di energie, buone pratiche, etica, solidarietà e partecipazione. Ai giovani, ahimé sempre più incapaci di immaginare e proiettarsi nel futuro, occorre dimostrare che la vita è un atto di responsabilità e che si determina ogni giorno con le nostre azioni. E che non basta un like per amare, un aperitivo per sentirsi grande e una scarpa per sentirsi ricco. L’inazione provoca sfiducia, e quindi rabbia e invece avete dimostrato che ‘fare assieme’ genera, e distribuisce, un piacere e una felicità collettiva: e questo è il motore di sviluppo del futuro.

Grazie di cuore. Vi aspettiamo a Feltre, per condividere una nuova esperienza di accensione civica attraverso un’idea progressiva di cultura.

Vi voglio bene, grazie,

Luciano Vanni