A Cumiana “l’uomo che ha fermato il deserto”

In occasione del CumianaFest è stato ospite a Cumiana Yakouba Sawadogo, la cui storia è raccontata nel film “The man who stopped the desert“.

Originario del Burkina Faso (zona centro-occidentale dell’Africa, nota un tempo come “Alto Volta”), vedendo la crisi economica della sua regione causata dalla desertificazione, da mercante si è trasformato in contadino, riproponendo e perfezionando con buon esito alcune tecniche di agricoltura tradizionale tipiche della regione, conseguendo il recupero di suoli anche gravemente danneggiati dalla siccità, abbandonati totalmente perché considerati aree desertificate.

Assieme a Mathieu Ouédraogo, un altro innovatore locale dei metodi agricoli, negli anni ottanta, Yacouba Sawadogo inizia a sperimentare tecniche per riabilitare il suolo danneggiato. Si affidava a semplici approcci tradizionali della regione: piccoli muretti composti da pietre (“cordon pierreux”) e le fosse zai.

Scavando queste fosse, zappando la coltre di terreno duro e asciutto, si sostituisce il contenuto con una miscela di foglie morte, legnetti, sassi, spazzatura, terra e sabbia, pratica usata tradizionalmente in modo limitato per rigenerare la terra. Yacouba Sawadogo introdusse alcune modifiche, come le maggiori dimensioni e profondità delle fosse, l’aggiunta di grandi quantità di escrementi animali assieme a maggiori quantità di spazzatura biodegradabile, che costituivano una robusta dose di nutrienti tale da consentire la crescita di piante di buone dimensioni, abbastanza robuste. Specialmente gli escrementi animali attraggono termiti, che costruendo piccoli condotti aiutano a frammentare ulteriormente il suolo e a creare terreno fertile per colture e alberi.

Sia Sawadogo che Ouédraogo si sono impegnati per estendere le loro tecniche a tutta la regione.

Durante il CumianaFest ha raccontato la sua esperienza in occasione della proiezione del film dedicata alla sua vita e durante la tavola rotonda in cui si è dibattuto del valore delle comunità e delle reti come motore di sviluppo di ciascun territorio.

Questo personaggio straordinario, che ora ha circa 70 anni, ha vissuto una settimana a Cumiana, ospite di una famiglia cumianese insieme al signor Sankara, sindaco della regione in cui vive Sawadogo e suo interprete (parla francese).

Al momento del ricevimento ufficiale degli ospiti nell’ufficio del Sindaco, in cui ci sono stati donati molti prodotti agricoli tipici del Burkina Faso, abbiamo anche scoperto che nello stemma del comune dove vivono Sankara e Sawadogo sono presenti ben due cavalli rampanti, simili a quelllo di Cumiana.

Ecco l’intervista-racconto realizzata da Stefano Di Battista, uno dei giornalisti intervenuto a Cumiana per  intervistarli. rivista_anspi_5_2016_pag_10_11

Dopo la manifestazione, i giorni successivi sono stati dedicati alla scoperta del nostro territorio, con visite ad alcune aziende agricole; in particolare sono stati molto interessati a conoscere, accompagnati dai nostri apicoltori, il ciclo della produzione del miele che ha differenti tecniche rispetto a quelle che si sono sviluppate in Burkina. Si sono esplorati i boschi e le sorgenti d’acqua, un momento particolarmente toccante per le tante domande e scambi di idee.

Una visita al bioparco Zoom ha poi permesso loro di scoprire animali mai visti e spiegare le finalità di questo parco che cerca di sensibilizzare i visitatori sul discorso della biodiversità a livello mondiale.

Impressionante come Sawadogo, che non sa scrivere e leggere, osservi la natura, manipoli qualsiasi seme, foglia, si concentri su profumi e insetti, faccia attenzione e prenda possesso di tutto quello che lo circonda per poter bloccare il declino e lo sfruttamento sconsiderato della terra.

Per questo grande uomo la biodiversità è tutto. Una pianta che strappa qualche metro di terra all’avanzare del deserto è uno sforzo disumano ma questa è la missione della sua vita.

Sta correndo contro il tempo, chiede di non ricevere solo premi e riconoscimenti, vorrebbe che tutto questo si trasformasse  in un aiuto concreto perché da solo non può farcela. In questo si ricollega al tema affrontato nel dibattito del CumianaFest: le comunità locali e le comnità globali possono e devono fare rete!

14370272_10157520080790323_5616551662656885819_n14355526_10157520080975323_8763848457621089796_n

14333171_10157520082550323_6714415503836302200_n