Padre Simone Bernardi a San Paolo del Brasile

Adriana Chiaretta ci racconta del suo incontro con padre Simone Bernardi in Brasile.

L’Arsenale della Speranza a San Paolo del Brasile, diretto dal Sermig di Torino, è una realtà che ha dell’incredibile. Il progetto ha avuto inizio 20 anni fa nel cuore della metropoli di San Paolo. Da allora più di 51.000 uomini, moradores de rua, hanno vissuto un periodo della loro vita nella casa dell’Arsenale, ne hanno fatto parte nel senso pieno della parola.

Da 11 anni circa il cumianese Simone Bernardi della Fraternità del Sermig e ordinato sacerdote nell’ottobre 2015, vive e opera in questa casa.

L’edificio è stato costruito tra il 1886 e il 1888 dal governo dello Stato di San Paolo per l’accoglienza degli immigrati che in centinaia di migliaia arrivavano in Brasile alla ricerca di una vita migliore. Si calcola che almeno un milione provenisse dall’Italia. Qui veniva fornita loro l’assistenza sanitaria, giuridica e alimentare prima del contratto di lavoro che li avrebbe destinati principalmente alle tenute di caffè. Gli immigrati arrivavano nel porto di Santos che dista circa 80 km da San Paolo, e con il treno venivano portati in questa struttura che è rimasta attiva fin verso gli anni ’70 del secolo scorso.
Oggi nello stesso edificio sono accolti e ospitati uomini di strada che sono giunti nella metropoli spesso abbagliati dalla prospettiva di una vita di qualità superiore, ma in realtà sono entrati in un giro di povertà e miseria.
La casa, che oggi è stata battezzata Arsenale della Speranza, fornisce ogni giorno ospitalità a più di 1200 persone alle quali viene offerta la possibilità di trovare un letto, cibo, assistenza medica, sanitaria, e possibilità di corsi di formazione e avvio al lavoro. Ma, come ci dice Simone mentre ci fa visitare la struttura, essi trovano soprattutto una comunità accogliente e disponibile, dove il loro fardello di dolore e fatica può diventare speranza e fiducia nel futuro.

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Varcata la soglia ci si trova in un ambiente curato, dignitoso, bello: ci colpisce il contrasto con ciò che si vede nelle strade adiacenti. Non ci sono le matasse disordinate e ingarbugliate dei fili elettrici che intrappolano lo sguardo in un reticolo pesante; qui i fili sono stati interrati così si possono vedere le chiome degli alberi, il cielo! Nel giardino tra piante di caffè, di papaya e di grossi ficus, l’erba è tagliata, le aiuole ben delimitate, le panchine disseminate qua e là e a fianco c’è uno spazio sufficientemente ampio per giocare a calcio (siamo in Brasile!). Intorno i padiglioni con le sale di accoglienza, sala medica, i dormitori, le cucine, la mensa, la biblioteca, la grande sala comunitaria che contiene anche la chiesa, il bazar, gli spazi per i vari corsi di formazione e di lavoro (si fa anche riciclaggio di rifiuti come lattine, carta …) e infine la casa della Fraternità.
Padre Simone dice: “Arrivano ragazzi, uomini che devono poter ritrovare una comunità dove riprendere le relazioni, dove ritrovare la dignità di persone, dove riappropriarsi della loro vita. E la possibilità di realizzare tutto ciò è un messaggio importante che passa anche attraverso ogni dettaglio. Dal momento dell’accoglienza alla porta, all’ingresso nei dormitori con le lenzuola che richiamano le tinte dei muri; dai pasti, studiati ogni giorno da nutrizionisti che abbinano le combinazioni alimentari migliori (e le illustrano attraverso cartelli esplicativi sistemati nella mensa), alla biblioteca che offre libri in prestito ed ha una media di 100 lettori ogni giorno; dai corsi di formazione e avvio al lavoro, alla sala per il gruppo del coro; dal bazar dove possono acquistare indumenti e scarpe a prezzi super popolari, al piccolo bar dove possono permettersi un caffè o un dolcetto. Chi porta lattine vuote da riciclare ottiene un buono spendibile internamente appunto al bar o al bazar”.
Tutto questo è stato realizzato in 20 anni, ma ogni giorno l’Arsenale si trasforma, si modifica, si arricchisce.
Ancora padre Simone: “L’Arsenale non può essere staccato dal quartiere, non deve essere un’isola felice. Dobbiamo immergerci nella realtà che ci circonda perché la comunità è quella, è in quel contesto che si inseriranno i nostri ospiti. Deve esserci la consapevolezza che la relazione, l’accettazione reciproca, e l’accoglienza sono le strade affinché ciascuno possa trovare la sua dimensione di Uomo, di Persona”.

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Padre Simone Bernardi ci mostra le foto di alcuni migranti transitati durante il secolo scorso nella struttura che oggi è l’Arsenale della Speranza a San Paolo del Brasile.