Luna e la Squadra Cinofila Antiveleni

Luna è un cane di media taglia, un Epaniel Breton, dolce e affettuosa, sa stare al suo posto. Sguardo mansueto, a suo agio con gli umani: sembra un cane come tanti. Luna però è un cane con una abilità particolare: è stata addestrata per riconoscere ed individuare bocconi avvelenati e carcasse avvelenate, e fa parte della Squadra Cinofila Antiveleni regionale, coordinata dal Corpo Forestale dello Stato e costituita nell’ambito del progetto LIFE Wolfalps. Se vi pare poco, pensate che in tutto l’arco alpino sono 10 i cani addestrati per questo lavoro. 10 cani e i loro 10 umani, perché gli umani devono addestrarsi ed addestrare.

Eccola qui, nella Sala Consiliare, al termine dell’incontro organizzato martedì scorso con un componente – umano – della squadra. Una trentina i partecipanti, tra “addetti ai lavori” e semplici cittadini.

La squadra cinofila è nata ed è finanziata nell’ambito del progetto europeo LIFE WolfAlps, nato per studiare e tutelare il lupo, progetto che in questo caso tutela anche gli altri animali, selvatici e non. Perché il veleno non sceglie le sue vittime.

Ogni anno muoiono animali selvatici e domestici, specie protette e non, per la “catena” del veleno che con una dose di ignoranza, incoscienza o criminalità qualche umano – purtroppo consapevolmente – sparge per liberarsi di chi gli dà fastidio: lupi, rapaci, “rapinatori” di bestiame e raccolti, competitori nella caccia, altri animali ritenuti molesti (per esempio i randagi). Bocconi avvelenati. Carcasse avvelenate.

Il meccanismo non è diverso da quello più domestico che forse qualcuno conosce: metto esche avvelenate per “difendere” la cantina o l’orto dai topi, i topi ci cascano ma ​ non muoiono subito, continuano a circolare (il rodenticida funziona così)​; il gatto, magari lo stesso gatto “di casa”​,​ mangia il topo e muore a sua volta​, magari lontano. La carcassa del gatto ​viene predata da altri animali selvatici ​ o da rapaci, che si nutrono di carogne. E muoiono. E così via, di morte in morte. Il veleno si depotenzia nei vari passaggi, ma proprio perché la morte non avviene immediatamente, i suoi effetti si riscontrano anche molto lontano dalla zona in cui sono state depositate le esche avvelenate, perché alcuni animali si spostano anche di chilometri.

Nella realtà dei fatti il veleno non è una ​soluzione. E’ un problema.

Quando si trovano bocconi avvelenati, come successe tempo fa sul Rocciamelone – all’epoca le vittime furono due cani domestici – l’intera zona deve essere bonificata. Entrano allora in azione le squadre cinofile, che battono la zona palmo a palmo finché non trovano i bocconi, o gli animali avvelenati, perché possano essere rimossi.

Nelle aree urbane – e purtroppo anche a Cumiana – non è infrequente il ritrovamento di bocconi avvelenati. Non sono infrequenti i casi di morte sospetta di animali domestici o randagi.

Come bisogna comportarsi? A chi segnalare questi episodi?
In caso di ritrovamento di animale con sintomi di avvelenamento, è obbligo prestare soccorso. In ambito urbano si chiama il 118, ma in montagna o per sentieri il riferimento è il 1515, Corpo Forestale dello Stato.
In caso di ritrovamento di bocconi o carcasse sospette, o di animali morti per sospetto avvelenamento: non toccare senza protezione o inalare le sostanze, e segnalare il ritrovamento all’ASL.
Qui a Cumiana, è possibile segnalare ai veterinari, che daranno notizia all’ASL.
E’ utile permettere ai servizi dell’ASL o ai veterinari di accertare l’effettivo avvelenamento, per dare il via ad eventuali operazioni di bonifica della zona.