ESCHE AVVELENATE: COME INTERVENIRE

Come intervenire se si trova una carcassa di animale morto o dei bocconi sospetti abbandonati nell’ambiente?

Lo spiegherà martedì 16 febbraio alle ore 18,30 nella sala del Consiglio comunale un membro della Squadra Cinofila Antiveleni regionale, coordinata dal Corpo Forestale dello Stato e costituita nell’ambito del progetto Wolfalps.

veleni

Il danno ambientale causato dalle esche avvelenate è enorme. Il veleno provoca infatti la morte a catena di moltissimi animali selvatici come lupi, volpi, faine, tassi, rapaci notturni e diurni, uccisi direttamente dal veleno o dal consumo della carcassa avvelenata di un animale intossicato. Senza contare un rischio poco noto, ma gravissimo: la disseminazione sul terreno di sostanze velenose inquina il suolo e le acque con il rischio che i principi tossici entrino nella catena alimentare tramite assorbimento e vengano ingeriti dalle persone con conseguenze neurologiche devastanti.

Ogni anno in Italia migliaia di animali muoiono dopo aver ingerito bocconi avvelenati. Il numero preciso è difficile da stimare perché la stragrande maggioranza delle carcasse non viene ritrovata. Il veleno non sceglie le sue vittime, uccide a tradimento animali selvatici rari e protetti come lupi e grandi rapaci, ma anche volpi, tassi e decine di mammiferi e uccelli di piccola taglia.

Il veleno entra nella catena alimentare e non risparmia gli animali domestici: il bilancio dei cani e dei gatti che ogni anno i veterinari non arrivano a salvare dalle esche avvelenate è un vero bollettino di guerra.

Il danno agli ecosistemi si somma al rischio, non così remoto, di ingestione e intossicazione per le persone. Ad esempio, in un caso una delle vittime ha toccato l’esca con le mani. Un po’ più tardi, senza pensarci, si è acceso una sigaretta: tanto è bastato a ucciderlo.
La diffusione dei bocconi avvelenati è un problema di salute pubblica, di sicurezza del territorio. Si tratta di veri e propri atteggiamenti criminosi che potrebbero indurre un sindaco a interdire l’allevamento e al turismo un’intera zona.

Per contenere il fenomeno il Ministero della Salute ha emanato l’ordinanza “Norme sul divieto di utilizzo o di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”, entrata in vigore nel 2009. Il provvedimento non è però bastato a porre un argine e l’utilizzo di esche avvelenate è proseguito: colpevolmente tollerato in ambito rurale e alpino.
Nei casi in cui un animale, selvatico o domestico, costituisca un danno o una minaccia, sono altre le direzioni da percorrere, altre le soluzioni, e nessuna prevede l’uso di sostanze tossiche!

Per valutare meglio l’entità e la distribuzione del fenomeno, il progetto europeo LIFE WOLFALPS ha realizzato la prima “indagine sul bracconaggio e sull’avvelenamento di lupi e altri animali selvatici sulle Alpi” *. L’indagine è stata effettuata integrando le informazioni raccolte dai differenti enti che si occupano di registrare i dati. La notevole quantità di dati acquisiti da vari enti è tuttavia soltanto la punta di un iceberg, la stima minima di un fenomeno la cui proporzione e gravità sono davvero impressionanti.
Il rapporto costituisce comunque un punto di partenza importante. Dai dati emergono le zone maggiormente interessate, i mezzi e le sostanze tossiche più diffusi.

 

*Per saperne di più:

http://www.lifewolfalps.eu/wp-content/uploads/LIFE_WOLFALPS_Report_A6_Finale_13_05_2015.pdf