Il Personale del Comune: situazione e prospettive

Quando vanno in pensione delle “pietre miliari” del nostro Comune, il primo pensiero di tutti è il ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni a servizio della cittadinanza. In queste settimane, abbiamo salutato Carmen Marocco , responsabile dell’ufficio anagrafe, e Costanza Germena, che ha seguito l’ufficio personale e la ragioneria.

Il secondo pensiero però, forse il primo per chi si trova ad amministrare il Comune, è la preoccupazione di fare in modo che la “macchina” continui a funzionare anche senza la loro esperienza e competenza e senza quella di coloro che sono già andati via sia per pensionamento sia per mobilità. Perché il blocco alle assunzioni permane. Per il momento il personale che è andato via  in questi mesi non potrà essere sostituito, e non perché non lo si voglia sostituire, né per questioni economiche, ma perché non si può: bisogna assorbire il personale delle ex province e il meccanismo messo in piedi a livello nazionale è complesso e lungo.

Il risultato è che gli uffici sono sempre più carenti di personale. Mediamente, gli uffici funzionano con due persone. Ma in qualche caso una sola persona di fatto “manda avanti” due uffici. I lavoratori sono 32, di cui  4 presso la casa di riposo, 1 presso la biblioteca. I part-time sono 13. In un comune come il nostro 32 lavoratori sono pochi – oltretutto ci sono le assenze “fisiologiche”, come è normale che sia, per maternità e altre fattispecie, e le assenze non fisiologiche (una sospensione in attesa di giudizio). Ognuno si fa letteralmente in quattro per svolgere il lavoro che al contrario, quello, aumenta. Il funzionamento delle amministrazioni pubbliche è molto cambiato negli ultimi anni, tanti sono i vincoli, gli adempimenti, le rendicontazioni, e sono più complesse le procedure. Quel che una decina di anni fa si risolveva con una telefonata ora richiede procedure burocratiche piuttosto impegnative, in ossequio alla trasparenza, imparzialità e controllo dell’azione amministrativa.

Ogni ufficio, sarà banale dirlo ma forse non tutti lo sanno, svolge attività di sportello al pubblico e svolge attività di “back office”. L’attività di “front office”, a contatto con il pubblico, non è che una parte del lavoro che un ufficio deve svolgere. Per fare l’esempio dell’ufficio edilizia privata: riceve cittadini e professionisti in relazione a richieste di informazione o presentazione di pratiche edilizie, svolge istruttorie e sopralluoghi, richiede integrazioni, rilascia pareri e autorizzazioni, conserva l’archivio edilizia, trasmette le pratiche ad altri enti, quantifica gli oneri di urbanizzazione… per citare solo alcune delle mansioni svolte.

In questo quadro è nata la scelta di riorganizzare gli orari di apertura al pubblico degli uffici. Comuni ben più grandi e dotati di personale del nostro hanno scelto di concentrare le aperture al pubblico in due-tre giorni alla settimana: una razionalizzazione che facilita i cittadini, a fronte di una piccola riduzione degli orari di apertura che consentirà ai lavoratori di dedicarsi al “back office”. Dall’11 gennaio i cittadini potranno accedere a più uffici recandosi in comune una sola volta, negli orari di apertura ‘degli uffici’; i lavoratori potranno dedicarsi al “back office”, con maggiore efficacia negli altri orari. Anche questo è servizio ai cittadini.
Una strategia di ottimizzazione delle risorse che da sola non  annulla i problemi della scarsità di personale, e soprattutto che non è utilizzabile oltre un certo limite.

Quali strade si possono percorrere per sopperire alla carenza di personale in attesa che si sblocchi la possibilità di assumere?

  • esternalizzare alcuni servizi: la gestione economica del personale per esempio.
  • convenzionarsi con altri comuni, o avere personale in comando da altri comuni: ma i comuni hanno tutti ormai carenza di personale – il problema non è certo solo di Cumiana – ed è sempre più difficile trovare un accordo.

Ogni tanto, il Centro per l’Impiego manda lavoratori  per particolari cantieri di lavoro e il CISS avvia tirocini lavorativi: sono un grosso aiuto, ma ovviamente insufficiente. Per definizione si tratta di incarichi temporanei, che cessano proprio quando le persone cominciano ad impratichirsi del lavoro.