Quando Dottore fa rima con Cuore

27 ottobre 1978: un giovane medico arriva a Cumiana con la passione e la volontà di portare aiuto e conforto nella sua nuova comunità. Sono passati 38 anni; a sommarli tutti il 19 ottobre fanno 70. La convenzione nazionale dei medici di base impone che dal giorno successivo il dott. Corrado Di Stefano interrompa l’attività di medico di famiglia.

Siamo nel suo studio e percepiamo l’emozione. Per rompere il ghiaccio lasciamo che le parole escano a ruota libera…

Dopo tanti anni di dedizione e impegno devo lasciare. Come tutti i distacchi anche questo genera sofferenze e apprensioni. È stato un lavoro esaltante, impegnativo, a volte faticoso, con molti risultati positivi e immancabili errori, come ogni attività professionale. L’importante è aver contribuito a guarire tante persone, non curando solo l’organo malato ma l’Uomo che c’è in ogni paziente. Questa ricerca è ben rappresentata nel logo della nostra medicina di gruppo. Diogene infatti era un saggio dell’antica Grecia che con bastone, mantello e lanterna andava alla ricerca dell’”Uomo”. È quello che ci eravamo prefissati e la costituzione di questo gruppo è uno dei risultati più importanti della mia vita professionale. Un impegno corale dei medici, delle amministrazioni comunali succedutesi e delle dirigenze dell’ASL.

Lei non è di Cumiana, ci racconti gli anni vissuti in questo paese. Sono nato nel 1945 in Sicilia, a Rosolini e laureato presso la Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica di Roma nel 1972. Vivere qui mi ha cambiato in quello che giudico un innesto ben riuscito. La mia sicilianità è l’ancora della mia identità personale da cui ho tratto empatia, vicinanza, sensibilità comunicativa. Questi valori sono stati potenziati e integrati dagli aspetti migliori della tradizione piemontese: l’etica del lavoro e la responsabilità individuale verso le istituzioni e la legge. Sono stato ottimamente accolto dai miei concittadini, di cui apprezzo la laboriosità e la riservatezza, ma anche la bontà, la semplicità, l’accoglienza. Ammiro il loro senso di appartenenza e di legame verso la propria borgata, associazione o circolo. Forse è un po’ carente il senso della coscienza civica collettiva. Il frazionamento abitativo di Cumiana può provocare isolamento e questo creare solitudine, emarginazione, decadimento culturale. Dovrebbe crescere il sentirsi parte del nostro Comune nella sua interezza.

Nella sua esperienza ha constatato patologie riconducibili a questo “isolamento”? A parte sporadici casi di handicap di carattere psichiatrico acutizzati dall’isolamento, no. Fra le patologie neoplastiche, una prevalenza soprattutto di linfomi e leucemie, probabilmente connesse ad un microinquinamento ambientale dovuto o all’uso eccessivo di fitofarmaci riconducibile al fatto che Cumiana è stato un paese a forte vocazione frutticola o alla presenza in passato di insediamenti industriali. Non è un dato basato su studi specifici, è una mia riflessione osservazionale ed empirica. Certamente l’incremento di colture di tipo biologico e una maggiore attenzione all’inquinamento ambientale negli ultimi anni hanno fatto registrare degli innegabili cambiamenti.

Ci parli del rapporto fra la sua professione e l’impegno civile. Ho sempre cercato di non chiudermi nell’alveo medico e impegnarmi per il progresso della collettività. Cito alcune tappe con orgoglio: negli anni Ottanta, da assessore ai servizi sociali, mi sono adoperato per l’apertura dell’asilo nido; l’attivazione di un servizio che comprendesse sia l’assistente sociale sia l’assistenza domiciliare; la scelta di Cumiana come sede di distretto. Nel dicembre 2005, a ristrutturazione avvenuta, l’ex ospedale S.Giuseppe è diventato sede unica del distretto dell’ASL e della medicina generale. Questo ha portato il 1° gennaio 2008 all’apertura del centro Diogene. In questa splendida sede la popolazione trova le prime risposte contro i malesseri e le malattie. Come sappiamo deve essere completata con l’apertura del centro di ricovero per malati non autosufficienti; spero partano presto i lavori.

Un salto nel passato: lei ha cominciato come medico chirurgo, rimpianti? Nessuno: fare il medico di famiglia è stata una scelta, è nella mia indole stare a contatto con le persone, cercare di risolvere nel migliore dei modi i piccoli o grandi problemi della loro salute, delle loro problematiche esistenziali.

Uno sguardo al futuro: non andrà via da Cumiana vero? La risata è rassicurante. Certo che no, starò qui a dare il mio apporto, non con un’attività medica strutturata ma certamente nel campo della solidarietà e del volontariato. Senza contare che ci sono 2 figlie e 5 nipoti che esigono un mio impegno! 5 giovani nipoti;

Come possiamo aiutare i nostri ragazzi a crescere bene? Costruendo ponti. I nostri giovani finchè restano a Cumiana vivono in un ambiente “protetto”. Ma crescendo traghettano verso realtà vicine e la costruzione di ponti sociali, culturali e di maggiore comunicazione permetterà di farlo in modo sicuro. Un augurio particolare ai miei giovani colleghi: di continuare con la passione, la professionalità e l’umanità che stanno dimostrando di avere nella continuità di valori del gruppo Diogene. Il più grande dispiacere è proprio il dover lasciare i colleghi con cui ho collaborato in piena armonia e solidarietà ed al quale voglio esprimere un profondo ringraziamento.

Quella del titolo è una rima facile, più difficile farla tra Cumiana e Amore. Corrado Di Stefano ci è riuscito con la sua semplice signorilità. E tutta Cumiana gli dice: Grazie, Dottore!

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