Le mani delle nonne

Paolina e Marisa sono due signore che hanno allestito una mostra, fra dicembre e gennaio, esponendo i loro lavori: raffinate e complesse opere di cucito rispettivamente a punto e croce e a patchwork.

  • Paolina, come è nata questa passione?

«Ho iniziato a ricamare nel 1993 e ora sono 22 anni che ho questo hobby. Prima non amavo il punto croce, mi era completamente indifferente; poi ho visto dei lavori stupendi fatti da altri ed è nata la passione. E ora ogni minuto libero della giornata lo dedico a questo lavoro che mi piace moltissimo».

  • Come trova l’ispirazione per i disegni?

«Io non invento niente; utilizzo degli schemi da cui copio. Così ogni punto che faccio lo cancello dallo schema con la matita.»

  • Quanto tempo dedica a questo lavoro?

«Dipende dalle circostanze: magari c’è il giorno in cui posso lavorare 6 ore e quello in cui posso dedicarne solo una. Però non si può lavorarci sopra tante ore di continuo; ogni tanto devo fare una pausa e distrarmi un po’ perché se no non mi ritrovo più. Comunque è piacevole; si comincia dalle cose più semplici per poi migliorarsi sempre e provare con lavori più difficili che danno maggiore soddisfazione».

  • Marisa, quali sono le differenze fra lei e Paolina nell’approccio al lavoro?Patchwork

«Io ho molto estro nell’abbinare i colori. Paolina copia gli schemi ed è precisa, io invece mi sbizzarrisco e cambio tutto. Magari prendo spunto da un giornale per una cosa che mi piace, però poi mi ingrandisco e modifico anche i colori finché non trovo quelli più adatti. Non riesco a copiare un disegno e basta, devo poter dare sfogo alla mia fantasia».

  • Che cosa crea con il patchwork?

«Un po’ di tutto: cuscini, borse, centrotavola; ma le creazioni che mi danno più soddisfazione sono le coperte. Quelle in seta sono le più complicate da lavorare e ci vanno moltissimi pezzi di stoffa diversi, ma poi vengono bellissime. Alcuni lavori poi li regalo, ma altri non riesco a darli via».

  • Come è nata la passione per il patchwork?

«Ho sempre cucito: già da bambina, se trovavo dei pezzetti di stoffa facevo dei vestitini, anche se non avevo una bambola. Poi ho cominciato a confezionare abiti per me, però dopo un po’ non mi appagava più, così ho iniziato a fare tanto ricamo e poi ho scoperto il patchwork, vedendo una signora che lo faceva. È talmente vasto come campo che puoi fare moltissime cose e non ripeterti mai. È una passione che mi dà tanta soddisfazione».